98 ……

LIPS , EYES BANG for controllers, ensemble,actress/singer, realtime audio and video

I musicisti sul palcoscenico suonano immagini – e suoni. Una donna in un angolo del palco. Due telecamere sono puntate verso il suo volto: una di fronte, la seconda di profilo. Quasi buio. Lei sta raccontando una storia. Ma le sue labbra si muovono appena, i suoi bellissimi occhi, mobili ed inquieti, guardano intorno senza sosta. Nasconde qualcosa. Poche parole, un mugolio. Gli strumenti prendono al volo le stesse note e le disperdono nello spazio come una nube sonora. Le sue labbra riperse dal video in tempo reale si “congelano” su un enorme schermo ; e cominciamo a muoversi e moltiplicarsi in immagini diverse intorno al pubblico; e lo stesso le sue mani sincronizzandosi con un profondo vibrato sulla corda più grave del 1° violino. E’ la storia di un incontro mancato. Una donna che si è uccisa per amore e l’uomo che l’amò si incontrano ancora, per caso. Lui piange ma lei non apre bocca. Neppure una parola. E rivolge lo sguardo altrove. Lei è un’ombra. Lui è vivo. Si incontrano all’inferno, dove lui ha il diritto di transitare per una volta, come a qualcuno talora è concesso. Lei è Didone. Ed Enea è l’uomo. L’incontro fallisce. Lei lo rifiuta. E’ la sua vendetta. E ricorda. Ricorda tutto. Rivediamo la sua storia attraverso il suo racconto: le sue labbra e i suoi occhi e le sue lacrime esplodono sullo schermo insieme alla musica che nasce da quelle. Disintegrazione di accordi ed immagini in atomi. Ricostruzione di una pulsazione regolare; ostinati ossessivi,arcaici: una linea melodica si fa luce. E sangue; molto sangue.

Beyond the confines of concert halls and theatres, listeners freely chose how to approach the music, which was disseminated through the city as though on a stage in movement, accessible and without limits. This was the basic idea behind Exit, the celebratory evening/night that brought each of the four festivals to a close, transforming the Teatro alle Tese into a distended human body (Exit 02), “an experience with variable geometry, a new way of living space, sound and time from sunset to dawn”, or inviting the public to take a boat towards the Island of San Michele to pay homage to Stravinsky in the form of three clarinet pieces at his tomb and to then participate in a banquet that evoked the finale of Don Giovanni. Don Giovanni was also at the heart of one of the most famous experiments in this four-year period: “Palazzo Pisani, home of the B. Marcello Conservatory, is the site chosen for the staging of Don Giovanni a Venezia, conceived by Francesconi himself. For this initiative, which has been defined as an opera-labyrinth, the public is asked not just to exercise its sensibility but also its intelligence, so as to try to create a kind of gap between space and time in which music can be inserted. After scrapping the old structure of the concert, Francesconi borrows three key scenes from Mozart’s original – the duel between Don Giovanni and the Commendatore, the seduction of Zerlina and the death of Don Giovanni – and puts them on stage cyclically, in three different locations within the ancient Venetian palace, inserting in the loggie, palace rooms and courtyards another eight original pieces commissioned from contemporary composers. The spectator, as if he were to enter into a huge gallery and to decide autonomously how and what to look at, will have before his eyes a plurality of musical, scenic, theatrical and visual events to combine, putting aside the perceptive habits of space and time